giovedì 4 giugno 2009

Il viaggio più lungo

Il momento tanto atteso (e un po' temuto) è arrivato: si parte per tornare a casa. Vado a spedire le cartoline all'ufficio postale e per tornare rapidamente in albergo mi decido a provare il mototaxi. E' un ragazzo giovane giovane, che non sa dov'è il mio albergo, quindi si ferma a chiedere indicazioni a qualche mototaxista anziano lungo il percorso. Alla fine gli mostro a gesti qual è la strada, ormai sono di casa. Il tragitto mi costa 10.000 dong (ben 39 centesimi di euro), il mio mototaxista è comunque soddisfatto dell'affare.



Chiamiamo un taxi (non moto) per farci portare in aeroporto. Lungo la strada, il solito traffico delirante a suon di clacson. Guardate un po' questo signore cosa trasporta (ma soprattutto come)



Avvicinandosi all'aeroporto, notiamo il progresso (o cosiddetto tale) che avanza: centinaia di mega-cartelloni pubblicitari appena installati. Chissà cosa troveremo quando torneremo fra qualche anno.



In aeroporto, intanto che aspettiamo l'apertura del check-in, Giovannino ha come sempre grande successo di critica e di pubblico



Siamo un po' preoccupati per come prenderà l'esperienza del volo, ma il battesimo dell'aria di Giovannino sulla tratta Hanoi-Singapore non poteva essere migliore. Vi sembra che abbia un'aria stressata?





Atterriamo a Singapore; siamo partiti ormai 10 ore fa, ma il nostro piccolo viaggiatore non mostra ancora segni di insofferenza: ha dormito in taxi, sul volo Hanoi-Singapore tutte le hostess gli hanno fatto una cera incredibile e l'hanno riempito di regali. Ora, dopo aver approfittato della parents' room (stanza da bagno superattrezzata per lavare e cambiare i cucciolotti pannolati come lui) gioca felice su una copertina provvidenziale che abbiamo steso per terra.



Non ha ancora imparato a gattonare, ma ora riesce a mettersi a quattro zampe e a molleggiare finchè le ginocchia non scivolano un po' avanti. Durante la diretta video Skype, i nonni notano che riesce a stare seduto senza più sbilanciarsi e cascare a terra: ha imparato proprio oggi!

Meno male che in questo splendido aeroporto c'è tanto spazio per muoversi liberamente, perchè con sei ore e mezza di coincidenza poteva essere veramente dura.

Ci imbarchiamo a mezzanotte sul volo per Milano (12 ore, passando su India, Iran, Mar Caspio, Caucaso, Mar Nero, Romania, Ungheria e Slovenia, un bel viaggio): abbiamo i posti in prima fila, che ci permettono di allungare le gambe e una culla per Giovannino. Si vede che gli sta un po' stretta, perché non riesce a girarsi e rigirarsi come fa di solito e manifesta rumorosamente il suo disappunto, ma comunque dorme. Certamente piu' di noi. Cerchiamo di consolarci con la nostra vicina al posto 31F, che viaggia da sola con un figlio di 18 mesi dall'Australia, e quindi si è già sciroppata altre 10 ore di volo prima di salire su questo aereo. Affronta il viaggio con uno stoicismo ed un'efficienza ammirevoli.

All'arrivo, miracolosamente tutti i bagagli ci vengono consegnati nel giro di 10 minuti.



Attendiamo l'arrivo del nonno al terzo piano dell'aeroporto di Malpensa, ancora deserto data l'ora (sono le sei e mezza di domenica mattina). Il confronto con l'aeroporto di Singapore è decisamente sconfortante. In ogni caso, Giovannino dorme beato.



Arriva il nonno, che però sbaglia strada e va alle partenze invece che agli arrivi. Seguono venti minuti di scena degna di un racconto di Giovannino (Guareschi), in cui cerchiamo di raggiungerci a vicenda. L'operazione alla fine va in porto e riusciamo ad imbarcare i nostri 60 chili di bagaglio e il pupo. Il trasporto sul seggiolino per bimbi è un'altra prima assoluta (in Vietnam non esistono), ma anche questa prova viene superata brillantemente. Giovannino si addormenta e ronfa per quasi tutto il viaggio.

E così, alle 11.30, dopo 31 ore di viaggio, Giovanni Khanh Tuan prende ufficialmente possesso di casa sua!



Il nonno costituisce il comitato d'onore di accoglienza.



Poi arrivano la nonna, le zie, i cuginetti dal piano di sopra, e il comitato di accoglienza comincia ad allargarsi. Ma questo è l'inzio di un'altra storia...

Giovannino vi saluta. Venite presto a trovarlo!

Ultimi preparativi

Il nostro viaggio in Vietnam si avvia alla conclusione. Rientriamo ad Hanoi per gli ultimi acquisti e per prepararci al viaggio di ritorno. Nonostante il traffico e lo smog, proviamo una netta sensazione di ritorno a casa: Hanoi è ormai la nostra città adottiva. Ci facciamo portare ancora una volta nel mercato senza fine della città vecchia.



I negozi si raggruppano a tema; ad un certo punto ne vediamo tre o quattro che preparano corone di fiori per i funerali, naturalmente in strada.



C'è anche il negozio degli animali domestici: mai visto tanti tipi di uccelli diversi in un posto solo. Naturalmente ci sono anche cani, gatti, e chi più ne ha più ne metta.



Un'altra strada è dedicata alla ristorazione. Avremmo tanto voluto sperimentare un localino di strada, ma i metodi di pulizia delle stoviglie ci lasciano un po' perplessi e non vorremmo avere sorprese sgradevoli proprio durante il volo di rientro.



Da qui invece passa la ferrovia, dove corre il "Reunification Express" che unisce Hanoi a Ho Chi Minh City (ovvero Saigon). Evidentemente il traffico ferroviario è molto sporadico.



Rientrati in albergo, ci facciamo portare l'ultimo pho. Il pho è piatto nazionale del Vietnam. Sembrerebbe una cosa banale: fettuccine di riso in brodo, con carne, pollo o gamberetti. Una piccola ma sapiente aggiunta di erbe locali, insieme ad un mezzo lime spremuto al momento, rendono però questo semplice piatto assolutamente irresistibile. Chissà se riusciremo a rifarlo anche a casa.



Nel pomeriggio, per rilassarci dallo stress delle valigie da completare, ci ristoriamo con un cocco locale, di cui si beve il latte dopo averlo aperto a colpi di coltellaccio



Prima di cena, ci incontriamo di nuovo con i nostri amici vietnamiti, che regalano a Giovannino un braccialetto d'argento. Sono stati davvero molto gentili, speriamo di rivederci quando verranno in Europa quest'autunno. Quando ci salutiamo dovremmo tornare in albergo, ma non possiamo fare a meno di gironzolare ancora un po' sul lago Hoan Kiem, illuminato a festa. Insomma, ci spiace proprio di andar via.

Ma che bella vacanza!

Sbarcati dalla giunca, dopo un po' di contrattazione con la guida che vorrebbe farci fare un giro dell'isola non richiesto, un pulmino ci porta al Sunrise Resort dell'isola di Cat Ba. Il posto sembrava già bello su Internet, ma quando arriviamo sul posto restiamo veramente senza fiato. Guardate che vista abbiamo dalla nostra camera!



L'albergo è molto carino: ogni stanza, invece di dare su un tetro corridoio, ha accesso da un ballatoio esterno, da cui si respira il profumo del mare e si sentono tutti i rumori della foresta tropicale (grilli, cicale, uccelli). Scendendo una scala si è subito in spiaggia, quindi non c'è bisogno di mettere il vestito buono, si va direttamente in tenuta da bagno. Insomma, la stessa sensazione di libertà del nostro amato campeggio, con tutte le comodità dell'albergo. Siamo incantati. La stanza è gigantesca, e non ci fa certo rimpiangere i nostri 10 metri quadri all'Army Hotel di Hanoi. Chiediamo un lettino per Giovannino, ci portano un arnese di legno di dimensioni principesche, con lenzuola e paracolpi decorati da paperelle disneyane stampate a vivaci colori. Il pupo non ha mai visto niente del genere e quindi comincia subito a grattarle, forse pensa di poterle afferrare...

Scendiamo in spiaggia e ci mettiamo al fresco sotto gli ombrelloni di paglia. Rispetto allo smog di Hanoi è proprio un'altra vita. Il nostro topolino si mette subito a suo agio e comincia a prendere colore, nonostante sia all'ombra con la protezione 30. In Vietnam l'abbronzatura è roba da contadini, i signori (e soprattutto le signore) di classe si coprono per restare pallidi, ma noi abbiamo un'idea un po' diversa. Speriamo che non si offenda nessuno.



Dopo un po' è veramente difficile resistere alla tentazione di fare un bel bagno, così Giovannino fa la sua conoscenza con il mare!





Dopo il bagno, un bel pisolo ristoratore.



Al risveglio, il nostro piccolo marinaio è più in forma che mai!



Il bello di questo posto è che si sta tanto bene senza doversi muovere più di qualche metro. Verso il tardo pomeriggio però una scaletta che porta ad un sentiero dietro all'albergo comincia a tentarci seriamente. Carichiamo Giovannino nel marsupio e partiamo in esplorazione. Superato il promontorio che delimita la spiaggia dell'albergo, si apre un panorama di isole in lontananza.



Proseguendo, troviamo un'altra caletta simile a quella del nostro albergo.



La spiaggia è frequentata da bagnanti vietnamiti, che vengono a passarci la giornata. Ci sono anche gli spettatori...





Il tempo passa rapidamente e il tramonto fulmineo dei tropici ci coglie sulla strada del ritorno.



Alla sera, l'ultima botta di lusso: il direttore dell'albergo si avvicina per fare quattro chiacchiere e per conoscere Giovannino, quindi ci offre un servizio di baby-sitting per la cena. Dopo due settimane di pranzi e cene col pupo in braccio, non ci pare vero. E' bassa stagione, quindi il personale è poco impegnato: vediamo Giovannino passare da un abbraccio ad un altro e dispensare a tutti larghi sorrisi, mentre noi ci gustiamo un succo di mango fresco e dei gamberoni fritti col cocco. Che dire di più: raccomandiamo questo posto a tutte le famiglie adottive in transito per Hanoi in cerca di refrigerio fisico e morale!

sabato 30 maggio 2009

Le avventure di Giovannino per mare

Hanoi è ormai la nostra città adottiva, però l'aria non è particolarmente salubre. Perché non approffittare dell'ultima settimana in Vietnam per vedere un po' di mare? La Zione Travel, premiata agenzia viaggi, attiva i suoi contatti in città vecchia, e si parte!

La prima tappa è la baia di Ha Long, che visitiamo a bordo di una giunca di legno in stile indocinese. Appena saliti a bordo, Giovannino comincia subito a fare conquiste tra le nostre vicine di tavolo tedesche e californiane. E' proprio un rubacuori!



Dopo un'ora di navigazione, ci troviamo in uno scenario fiabesco: centinaia di isolette aguzze spuntano dal mare all'orizzonte.



Ci avviciniamo sempre di più ed entriamo in una piccola laguna circondata da isolette.
Qui sbarchiamo per andare a visitare una grotta che si trova all'interno di un'isola, e che ha dimensioni degne delle grotte di Postumia. Giovannino cammina con noi nel suo marsupio (grazie Piero!), si guarda intorno interessatissimo, e ovviamente riscute grande successo di pubblico lungo tutto il percorso.



All'uscita della grotta, la vista è davvero notevole: ci sono perfino le giunche a vela!



Tornati a bordo, ci divertiamo sul ponte superiore. Intanto il papà approfitta per fare un giretto nella baia a bordo di una canoa. Chissà come piacerebbe al nonno...



Si avvicina l'ora del tramonto, ed il posto diventa sempre più bello. L'unico neo (ma dalla foto non si vede!) sono i gas di scarico delle navi vicine, altrimenti sembrerebbe proprio di essere in paradiso. E noi che eravamo scappati da Hanoi per via del traffico! Chissà, forse fra un po' di anni i motori Euro 5 arriveranno anche qui.



La mattina dopo il cielo è coperto, ma al primo sprazzo di sole torniamo tutti sul ponte, armati di occhiali contro i raggi UV!



Riprende a piovere, ma questo non fa che aggiungere fascino al panorama. Passiamo vicinissimo ad alcune isolette su cui sentiamo uccelli tropicali e cicale fare i loro versi. Se solo potessimo dirottare la giunca e stare qui ancora un po'...



La crociera termina sull'isola di Cat Ba. Lo sbarco e' abbastanza avventuroso: una passerella di tre metri per quaranta centimetri e un corrimano fatto da una canna di bambù tenuta da due marinai. In qualche modo riusciamo a sbarcare famiglia e bagagli senza finire in mare.

mercoledì 27 maggio 2009

Sono bello

Diciamocelo: sono proprio bello, è inutile girarci intorno.




Hanoi mon amour

Continuano le nostre scorribande per Hanoi. Abbiamo conosciuto due ragazzi vietnamiti, che sono venuti a fare il bagno nella piscina dell'Army Hotel. Parlano benissimo inglese, lui andrà a fare un master in sviluppo economico a Manchester quest'autunno. Si offrono di portarci in città vecchia per acquisti. Lei consiglia a Daniela di non farsi fare il vestito di seta da una sarta turistica, ma di andare a comprare il tessuto e poi di farselo fare da una sarta di classe per Hanoiti. Purtroppo il però negozio è chiuso.

Il giorno dopo, viene a prendere Daniela col motorino (IL mezzo di trasporto in questa città). La convinco a fare questa esperienza unica. In fondo, il traffico è spaventoso, ma vanno tutti molto piano, per cui non è poi molto pericoloso. Daniela indossa la sua mascherina verde anti-smog come una autentica cittadina di Hanoi, il casco, che qui è tassativamente obbligatorio, ed ecco che partono!





Si potrebbe fare un'altra esperienza forte: prendere uno xe-om, un moto-taxi, ovvero farsi portare in moto da uno di quegli innumerevoli signori che stazionano agli angoli delle strade in attesa di un cliente. Io il coraggio non l'ho avuto. Voi lo fareste?



In questi giorni abbiamo saccheggiato la città vecchia in cerca di regali e souvenir della terra natale di Giovannino. Abbiamo riempito una intera valigia, per fortuna che il nostro piccolo si porta in dote 10 chili di bagaglio extra sul volo di ritorno. Guardate che meraviglia questi pesci-raganella:



Abbiamo anche visitato il parco Lenin, che da poco ha ripreso il nome che aveva negli anni sessanta (Parco della Riunificazione), si vede che Lenin ormai è fuori moda. Lo stile è abbastanza sovietico, è una specie di maxi-Colonie Padane, con un grande lago piuttosto inquinato. La cosa interessante è la vita che pulsa: migliaia di hanoiti vengono qui a correre, giocare, rilassarsi o fare ginnastica. Pochi turisti, direi che siamo gli unici occidentali in giro. Ci guardano (soprattutto Giovannino).



Un paio di gruppi di sole donne di tutte le età fanno ginnastica a ritmo house music dietro ad una cubista esagitata, non se se avete in mente la classica istruttrice di aquagym. Parecchi morosini, tutti giovanissimi e molto timidi, o almeno così sembra a guardarli. Poi magari si rifaranno piu' avanti...



Sulla via del ritorno Giovannino comincia a strillare come un'aquila, attirando l'attenzione. Alla fine riusciamo a silenziarlo con un po' di camomilla. Anche per questa volta è andata.

A proposito di Lenin, osservate questi manifesti, appesi in centro in occasione del compleanno di Zio Ho (Ho Chi Minh, si intende).



Sembra incredibile che nel 2009 si stampino ancora manifesti in stile puro stile sovietico, sia pure con una scelta cromatica, diciamo così, orientale. Se però guardate meglio, chi spunta sotto al volto sorridente di zio Ho?



Domenica andiamo a vedere il Tempio della Letteratura, antica pagoda buddista e centro culturale nel centro della città, sede un tempo di una università, da cui il nome. E' un'oasi di pace nel trambusto degli onnipresenti motorini, fa venire voglia di starci a lungo. Tanti visitatori, in maggior parte giovanissimi.



Nella quarta pagoda viene tenuto un rito buddista. Nella quinta, tre gentili signore suonano musica tradizionale, che fa da sfondo al pranzo del nostro piccolo.

Verso l'uscita, rimango indietro a fare fotografie. Un'assembramento di ragazzine accovacciate suscita la mia curiosità. Mi avvicino. Indovinate chi è l'attrazione del momento...



Alla fine dell'ennesimo giro in città vecchia, saturi di smog, ci rifugiamo nel bar "Little Hanoi" in cerca di refrigerio e di ossigeno. Giovannino risucchia il suo mix latte 1 - latte 2, noi invece ricorriamo ad un ottimo frullato di mango. Chi è cchiu felice 'e nuie?